Arte Argentina a Milano

di Alain Chivilò

 

Un arco temporale di cinquant’anni per ventidue artisti provenienti dall’Argentina in un progetto espositivo al PAC, Padiglione d’Arte Contemporanea, di Milano.

Dal 21/11/2023 al 11/2/2024, attraverso diversi mezzi espressivi dalla fotografia, al video, all’installazione, alla pittura, alla scultura fino alla performance, a cura di  Andrés Duprat e Diego Sileo, viene proposto uno spaccato delle tendenze artistiche del paese Sud Americano, legato all’Italia per una massiccia emigrazione di connazionali che hanno lavorato duramente e impegno.

“Argentina. Quel che la notte racconta al giorno” è il titolo che nasce dal romanzo dello scrittore argentino Héctor Bianciotti (1930 – 2012), ‘Lo que la noche le cuenta al dia’: la storia di una famiglia Piemontese nella pampa e del loro figlio che si apre al seminario, a nuove conoscenze fino a imbarcarsi per l’Europa. Storie di vita che si rincorrono in esperienze, dove la notte ha più elementi da raccontare che il giorno.

In un elenco, gli artisti presenti sono: Lucio Fontana (Rosario 1899 – Comabbio 1968), Liliana Maresca (Buenos Aires, 1951-1994), Leandro Erlich (Buenos Aires, 1973), Nicolás Robbio (Mar del Plata, 1975), Alessandra Sanguinetti (New York, 1968), Matias Duville (Mar del Plata, 1974), Adriana Bustos (Bahía Blanca, 1966), Liliana Porter (Buenos Aires, 1941), Miguel Rothschild (Buenos Aires, 1963), León Ferrari (Buenos Aires, 1920-2013), Juan Sorrentino (Resistencia, 1978), Alberto Greco (Buenos Aires, 1931 – Barcellona, 1965), Graciela Sacco (Rosario, 1956-2017), Marta Minujín (Buenos Aires, 1941), Eduardo Basualdo (Buenos Aires, 1977), Mariela Scafati (Punta Alta, 1973), Adrián Villar Rojas (Rosario, 1980), Jorge Macchi (Buenos Aires, 1963), Tomás Saraceno (San Miguel de Tucumán, 1973), Mariana Bellotto (Buenos Aires, 1963), Ana Gallardo (Rosario, 1958), Cristina Piffer (Buenos Aires, 1953). 

La mostra, in un filo conduttore, evidenzia come l’arte sia nata, in determinati momenti storici, sotto un’atmosfera di violenza, silenzio e controllo. Da qui tre parole chiavi evidenziate quali citazione, letteralità e ironia utili a entrare all’interno dei lavori esposti, differenti tra loro in mezzi e messaggi. A questo, l’Argentina, essendo un paese che nel nuovo trovò una sua identità,  ha anche permesso di effettuare ricerche culturalmente libere, senza pesi storiografici presenti in Europa. 

Tra le opere, lasciando al visitatore la scoperta lungo il percorso espositivo: un taglio di Lucio Fontana, “La civilización occidental y cristiana” di León Ferrari in una ricostruzione di un aereo dell’aeronautica militare statunitense su cui è posizionato un Cristo crocifisso e “Ceremonia nacional” di Adriana Bustos in una videoinstallazione che pone insieme due eventi sportivi lontani ma ironicamente vicini. Un frammento del documentario “Olympia”, Giochi Olimpici di Berlino 1936, in confronto alla cerimonia di apertura dei Mondiali di Calcio 1978 durante la dittatura militare: Hitler e Videla in una curiosa connessione, sebbene il primo non possa essere nel secondo.

Il progetto espositivo è stato realizzato attraverso l’azienda di moda Tod’s, sponsor dell’attività annuale del PAC e Tenaris sponsor della mostra in partnership con Proa. In sintesi, visitare la mostra permette di osservare le tendenze artistiche oltre oceano con artisti spesso legati al nostro paese. 

 

©AC, NDSL, AM, Alain Chivilo

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