Venezia Il Doge Palazzo Ducale e la Serenissima

di Alain Chivilò

©Alain Chivilò

 

Il Doge di Venezia. Chi era costui?

Come da definizioni ufficiali: era il Capo dello Stato nella Serenissima Repubblica di Venezia. La sua esistenza è documentata dall’8° sec., quando il doge nominato dalla comunità veneziana sostituì il duca designato da Bisanzio, che aveva perso per mano longobarda i suoi possessi italiani. centoventi furono in totale a partire dal primo eletto Paoluccio Anafesto nel 697. Dal XI secolo, una Venezia ormai indipendente e in pieno sviluppo pose fine a qualunque pretesa dinastica del doge, stabilendo di affiancargli dei consiglieri, limitandone i poteri e vincolandolo all’elezione con il giuramento della Promissione, un meticoloso insieme di norme che ne regola dettagliatamente il comportamento pubblico e privato. Veniva eletto con una procedura articolata (affidata a 11 membri, poi 41, scelti per evitare brogli e favoritismi) dal Maggior Consiglio, l’assemblea plenaria della nobiltà veneziana ed era il solo magistrato veneziano a mantenere la carica a vita. Presenziava alle celebrazioni statali, seguendo un preciso cerimoniale e presiedeva i principali organi collegiali del governo. Non gli era concesso di godere del potere deliberativo, esecutivo o giudiziario, né gli era concesso di svolgere da solo alcuna funzione di governo. Poteva lasciare il Palazzo solo in occasioni ufficiali e uscire dalla città per qualche giorno solo se autorizzato.

Eletto tra i nobili più anziani e benemeriti, il doge assume il ruolo di suprema rappresentazione dello Stato, con innumerevoli e importantissime valenze simboliche dell’autorità e della magnificenza della Repubblica. Alla sua morte venivano previste esequie solenni ma non si portava il lutto perchè “Se l’è mort el Doxe, no l’è morta la Signoria”, mentre si attivavano due magistrature, una preposta a controllare il buon operato del doge defunto (a partire dal XVI secolo), l’altra a rielaborare la Promissione del successore, la cui nomina avveniva in tempi rapidi e con fastose, rituali celebrazioni. La moglie del doge (dogaressa) fino al 1605 godette di speciali privilegi, tra cui quello di sedere alla sinistra del d. nelle pubbliche feste in ricco abbigliamento. L’ultimo doge fu Ludovico Manin che abdicò nel 1797 con la presa di Venezia da parte di Napoleone Bonaparte decretando la fine definitiva della Serenissima.

A Palazzo Ducale, cuore della Serenissima Repubblica di Venezia, meta ambita dai turisti e visitatori di tutto il mondo, l’Appartamento del Doge diventa fulcro del percorso espositivo grazie a un un nuovo allestimento ideato a far capire e comprendere una centenaria ma soprattutto millenaria figura di rappresentanza istituzionale della Repubblica. Situato tra l’ala del Palazzo compresa tra il rio della Canonica, la Scala d’oro e la Basilica di San Marco, la posizione dell’appartamento rimase quasi la stessa nei secoli, pur cambiando di consistenza e aspetto durante le numerose ristrutturazioni del palazzo. Quello che si vede oggi è della fine del XVI secolo.

Nel nuovo percorso espositivo “Vita da Doge. L’Appartamento del Doge” oltre cento reperti di valore divisi tra dipinti, mappe, sculture, manufatti, monete, medaglie, promissioni e commissioni ducali, testi manoscritti e a stampa.

Dal 14 Luglio 2023 è possibile entrare, dunque, in luoghi anticamente accessibili a pochi in un progetto a cura di Valeria Cafà e Daniele D’Anza, attraverso il coordinamento scientifico di Chiara Squarcina. Il percorso inizia, come comunicato, dalla fase inerente l’elezione del doge mediante gli strumenti, il metodo, i simboli della sua elezione, cui si accompagnano alcuni aneddoti, come il più lungo conclave e le tradizionali cerimonie di incoronazione. A seguire, in Sala Grimani, si affronta il tema della diplomazia e dei rapporti internazionali, essenziali alla salvaguardia e prosperità di Venezia. Nella sala successiva si raccontano alcune tra le più importanti battaglie combattute dai veneziani, prediligendo ancora, come punto di osservazione, la vita del doge: Sebastiano Venier per la battaglia di Lepanto (1571) e Francesco Erizzo per l’inizio della guerra di Candia (Creta), doge tra l’altro cui è dedicata la sala dell’appartamento (Sala Erizzo). Invece, nella Sala degli Stucchi protagonista è il racconto della famosa cospirazione di Baiamonte Tiepolo, causa dell’istituzione del potentissimo Consiglio dei Dieci, organo nato dalla necessità di prevenire ribellioni e attentati contro lo Stato. La sala seguente presenta la figura del doge come committente e patrono delle arti. Nelle sale successive si esplorano invece gli aspetti più mondani e principeschi della vita del doge: il rapporto con la dogaressa, le feste e le cerimonie che scandivano il calendario della Serenissima. A seguire si affronta il tema degli abiti del doge e della dogaressa nei secoli, abiti che, in modo piuttosto eloquente, danno conto della origine bizantina della istituzione dogale e della trasformazione del doge in “Serenissimo Principe”. Anche la morte del doge, cui è dedicata la sala successiva, sottostava a una rigida etichetta, sempre consapevoli che “Se l’è mort el Doxe, no l’è morta la Signoria”. Il percorso si chiude con una sala che illustra le vicende degli ultimi dogi e un focus sull’ultimo Ludovico Manin, la cui abdicazione nel 1797 rappresentò la caduta della Repubblica e la fine della storia della Serenissima. L’ultima delle 12 sale del nuovo percorso tematico del Ducale è dedicata ad attività didattiche e di approfondimento a cura dell’Ufficio Attività Educative Muve.

 

di Alain Chivilò

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