Immagini e propaganda RSI

di Alain Chivilò

 

La tematica storica è ancora in un certo senso scottante ma fa parte di una Nazione e di un Popolo. Per un mese, fino al 19/11/2023, a Milano presso il Museo del Risorgimento di Palazzo Moriggia è stata organizzata la mostra “1943-1944. Immagini e propaganda della Repubblica Sociale Italiana”.

A cura della Fondazione Anna Kuliscioff con la collaborazione delle Civiche Raccolte Storiche, documenti quali cartoline, manifesti, riviste d’epoca, pagine di giornale tracciano la comunicazione e la propaganda della Repubblica Sociale Italiana (RSI). L’ultimo atto del Fascismo attraverso campagne, che oggi diremo pubblicitarie, per condizionare e modificare gli eventi al fine di chiamare al sostegno politico e militare una popolazione Italica divisa e in affanno. Anche dagli Alleati e dalla Resistenza la campagna mediatica non le mandava a dire, attraverso satira e messaggi di liberazione e democrazia.

Sette sezioni presentano una mostra che documenta la storia dell’Italia: si parte da “Il racconto del 1943” con il periodo delle dimissioni di Mussolini e dell’armistizio di Badoglio, proseguendo la sezione “Miti e precursori” nello strumentale recupero degli ideali del Risorgimento a sostegno degli obiettivi della RSI. Si passa alla ritrovata alleanza tra il nuovo Stato Fascista e la Germania Nazista nel tema “L’asse ritrovato” e “La rappresentazione del nemico”. Continuando nella descrizione delle tematiche: “Il bastone e la carota: la repubblica armata, la socializzazione”, “Verso la fine… e dall’altra parte?”. Il percorso espositivo termina con “Le Civiche Raccolte Storiche di Milano e la Repubblica Sociale Italiana”, in cui si evidenzia l’incessante attività di documentazione svolta delle Civiche Raccolte Storiche di Milano e il ruolo sociale e politico da esse svolto. 

Che cos’è la Repubblica Sociale Italiana, RSI?

Il 12 settembre 1943 un commando tedesco libera Mussolini dalla prigionia in un albergo sul Gran Sasso e lo porta a Berlino da Hitler. Il 15 settembre la radio comunica che “Benito Mussolini ha ripreso oggi la suprema direzione del fascismo in Italia”, mentre viene dato ordine a tutte le organizzazioni del partito di appoggiare attivamente l’esercito germanico. Tre giorni dopo, in un discorso radiofonico da Monaco, Mussolini annuncia la propria volontà di dar vita, nella parte d’Italia occupata dai tedeschi, a uno stato fascista repubblicano. La Repubblica Sociale Italiana, con capitale a Salò, sul lago di Garda, nasce ufficialmente il 23 settembre 1943. A quella data, la giurisdizione è su tutta l’Italia ancora occupata dai tedeschi, fatta eccezione per le province di Bolzano, Trento e Belluno, che formano la Zona di operazioni delle Prealpi, e quelle di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana, che vengono a costituire la Zona di operazioni del litorale adriatico. Entrambe le zone sono direttamente amministrate dai tedeschi e in pratica inglobate nel Reich. Alla sua nascita la RSI controlla nominalmente tutta la penisola fino all’area di Salerno, Potenza e Bari (la Sardegna è stata evacuata dai tedeschi subito dopo l’armistizio): una maschera per l’occupazione Tedesca immediatamente in atto per bloccare l’avanzata degli Alleati. La RSI rappresenta un governo illegittimo, non riconosciuto da nessuna delle potenze estranee all’Asse, incluse Finlandia e Francia di Vichy. L’11 settembre, da Roma, il feldmaresciallo Albert Kesselring (1885-1960), comandante in capo delle forze armate tedesche in Italia, dirama un’ordinanza in cui dichiara “il territorio dell’Italia a me sottoposto territorio di guerra” e subordina alle sue direttive “le autorità e le organizzazioni civili italiane”. Il progetto tedesco di “satellizzazione” economica e politica dell’Italia si manifesta fin dai giorni che seguono l’armistizio dell’8 settembre, con un paese ridisegnato in diverse realtà politico-amministrative e con un solo denominatore comune: l’asservimento alle esigenze belliche dell’occupante. Di questo progetto la Repubblica di Salò costituisce il necessario paravento diplomatico e propagandistico, con una forza militare del tutto subalterna ai tedeschi.

Il dittatore Benito Mussolini, alla politica antisemita con le leggi razziali, all’azzardo di entrare in Guerra non avendo armamenti e forze armate preparate a un conflitto come del resto la Nazione, portò a compimento l’ultimo suo errore politico e militare: diventare un fantoccio del Nazismo di Adolf Hitler. Una volta rientrato in Italia, Mussolini poteva lentamente iniziare a combattere e creare una base antinazista, come si determinò in Germania anche se dalle sorti avverse. Nei molteplici attentati a Hitler, si ricorda l’operazione Walchiria attuata dal colonnello Claus Schenk von Stauffenberg e la sua affermazione: “È tempo ormai di fare qualcosa. Ma chi esita ad agire deve avere chiaro in coscienza che passerà alla storia come traditore; e se omette del tutto di agire, sarebbe un traditore di fronte alla propria coscienza”. Benito Mussolini preferì invece rimanere al gioco strategico Nazista e nel suo ultimo atto in fuga verso Como, in divisa da soldato tedesco, fu arrestato dai partigiani e giustiziato senza concedere troppo tempo a possibili salvataggi diplomatici, per ordine del CLN il 28 aprile 1945.

Museo del Risorgimento. Milano.

“1943-1944. Immagini e propaganda della Repubblica Sociale Italiana”

Ingresso gratuito. Orari: martedì – venerdì: 9.30 – 17.30, sabato – domenica: 10.00 -17.30 / Lunedì chiuso.

 

©AC, NDSL, AM, Alain Chivilo

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