Joan Fontcuberta a Venezia

di Alain Chivilò

 

Un’artista concettuale che utilizza la Fotografia: Joan Fontcuberta espone a Venezia al Museo Fortuny.

I suoi progetti e le sue opere, senza dimenticare la ricerca ancora in atto, sono già conosciute e apprezzate in Italia avendo svolto diversi progetti in collegamento a luoghi istituzionali. A Venezia, espone in mostra dodici light box create dalla disamina delle collezioni storiche dell’ICCD di Roma.

Fotografo che indaga la percezione umana, crea manipolazioni tra illusione e realtà in modo da permettere infinite connessione tra i singoli soggetti. Le sue immagini aprono a ulteriori disamine, eliminando possibili barriere tra il suo modo di fare arte e stessa creatività. Nei suoi lavori, partendo da opere e collezioni internazionali, permette una sorta di continuazione, di prosecuzione di quanto è già in essere. Interazioni contemporanee per società e culture vissute di oggi.

Al Museo Fortuny, dall’Istituto sito a Roma nato a fine Ottocento come Gabinetto Fotografico per documentare il patrimonio culturale con fini di tutela e catalogazione, Joan Fontcuberta crea da un frammento di lastra scenari astratti per nuove forme espressive. In un certo senso, se si vogliono utilizzare termini quali prelievo-ispirazione-appropriazione, il fotografo Spagnolo produce, attraverso processi chimici, elaborazioni personali. Dal soggetto originale viene partorita una nuova concettualità atta ad attrarre e a porre riflessioni, domande. La partenza e il risultato finale, dunque entrambe, possono essere scorte dal vivo per una maggiore riflessione.

La mostra “Joan Fontcuberta. Cultura di polvere”, a cura di Francesca Fabiani dal 24/1 al 10/3/2024, è promossa dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione di Roma in collaborazione con Fondazione Musei Civici di Venezia.

Joan Fontcuberta (Barcellona, 1955) è tra le figure più autorevoli nel panorama della fotografia contemporanea. Artista, docente, saggista, curatore e scrittore, ha dato avvio alla sua multidisciplinare carriera negli anni ’70 affiancando alla ricerca artistica i diversi impegni in ambito didattico, teorico e curatoriale. Da sempre pone al centro della propria indagine la presunta veridicità della fotografia, l’ambiguità tra vero e falso, il tema dell’autorialità e dell’autorevolezza, il potere affabulatorio delle immagini e la loro proliferazione, con un approccio critico e sperimentale e con un’attenzione particolare al tema dell’archivio. L’archivio fotografico come massimo esempio di concentrazione e accumulazione di immagini, ma anche come deposito di materiale, carta, negativi, lastre, album, possibile di nuove riletture (e manipolazioni).

 

©AC, NDSL, AM, Alain Chivilo

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